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Alunni stranieri nelle scuole italiane

A - BAMBINI STRANIERI NELLA SCUOLA ITALIANA

Come si è espresso spontaneamente un bambino della scuola primaria di Firenze,"la scuola italiana si tinge di tanti colori "e di tanti nomi che ogni mattina l'insegnante usa: Afiz,Kart,Dimitriescu,Gonzales,Ijon,Wadimir,… Sono i nomi e i volti dei bambini immigrati provenienti da oltre 190 nazioni ,di sedici religioni oltre quella cattolica. Sono sudamericani, asiatici,africani,europei dell'Est. Ognuno ha la sua lingua ,la sua religione, le sue tradizioni,le sue ricorrenze. Queste esigenze devono trovare adeguato riconoscimento nella scuola italiana,nei suoi processi culturali ed organizzativi per avviare il discorso sulla definizione di un modello formativo che possa costituire per l'attuale istituzione scolastica una risposta efficace al cambiamento ed un contributo generale al successo scolastico degli alunni portatori di differenze. Di questi diamo oggi un sintetico quadro con le loro presenze nelle scuole delle diverse regioni italiane ed europee e con uno sguardo a tre importanti aspetti: la dispersione scolastica, l'educazione interculturale e i il bilinguismo.

Le presenze negli ultimi dieci anni

La presenza di questi nuovi italiani ,all'inizio di quest'anno scolastico , supera le 300 mila unitä e sta rapidamente modificando il sistema scolastico italiano nei suoi tratti generali e di settore,in particolare la scuola dell' infanzia e la primaria (prima conosciuta come elementare). Sono cambiamenti avvenuti in questi ultimi cinque anni. Nella recente analisi effettuata dal MIUR- Ministero dell'Istruzione ,università e ricerca- si riscontra che si sta delineando un modello variegato,policentrico,diffuso,nel quale i poli di attrazione non sono solo le grandi metropoli,ma anche le piccole cittä e paesi….La caratteristica del modello italiano - a differenza degli altri Paesi europei - è che in Italia l' incremento delle frequenze e delle etnie sono state rapidissime in pochi anni.Si tratterà ora di vedere come il sistema scolastico italiano si evolverà verso un modello formativo europeo con contenuti e finalità interculturali. Praticamente in dieci anni, dal 1993 al 2003, il numero degli studenti non italiani è 320 mila. Di essi il 90% frequenta le scuole statali, il 9,5 % le scuole private, il 40% è presente nella scuola primaria. Per le zone di residenza, il Sud e le isole rappresentano zone di transito, è al Nord che le iscrizioni si impennano,soprattutto nelle città di provincia. I record si registrano a Cuneo e Mantova,a Treviso e a Milano (oltre il 10% ),Reggio Emilia (8,31%), e Alessandria (8,21%) Torino e Piacenza (oltre il 7,30 )Bologna e Modena(oltre il 7,45%). Nell' Italia centrale città capoluogo con alta incidenza di alunni con cittadinanza non italiana sono Prato ( 9,00% ),Perugia ( 8,05%). La situazione generale dell' aumento degli alunni non italiani è riassumibile in poche cifre:nell'anno scolastico 2001-02 il totale di alunni è 181.767, divenuto dopo un anno, nel 2002-03, già di oltre 232.700 unità.

Gruppi etnici più numerosi

Come si evince dai dati riportati sulle differenze tra gli alunni stranieri presenti nelle scuole italiane nell'anno scolastico 2001- 02 e 2002-03 l' aumento di 50.999 alunni equivale ad un incremento di oltre il 28 % della popolazione straniera in un solo anno scolastico. L' incremento maggiore dal 2001 al 2002 si è registrato nelle zone del Nord-Ovest (Piemonte, Lombardia, Liguria), mentre ridotto è nelle isole,in quanto esse rappresentano una terra di passaggio per le famiglie di emigrati. Prendendo in esame i diversi raggruppamenti etnici ,riscontriamo che gli alunni /studenti più numerosi appartengono al gruppo degli albanesi,seguiti dai marocchini e dai rumeni. I gruppi etnici di alunni più numerosi sono gli albanesi (49.965), i marocchini (42.128), i romeni (27.627), i cinesi (15.510), gli ecuadoregni (10.674). Se dalle cifre citate è possibile conoscere l' entità dei gruppi etnici, sul piano quantitativo occorre anche riconoscere che l'evoluzione di questo fenomeno è stata negli ultimi quattro anni improvvisa e senza gradualità. Infatti dal 2001 ad oggi le presenze degli alunni stranieri nelle scuole italiane sono raddoppiate, passando dai 147mila alunni dell'anno scolastico 2000-01 agli oltre 320 mila del 2004-05. Le attuali presenze per l'anno scolastico 2005-06 registrano già oltre 350 mila alunni non italiani frequentanti le scuole nazionali,secondo i primi dati dell'indagine annuale del MIUR. La percentuale di ragazzi non italiani sull'intera popolazione scolastica è passata dal 3,5% del 2004 al 4,2% del 2005. Si tratta certamente di un fenomeno insolito e non previsto nel piano delle presenze degli alunni non italiani, presenze che in questi mesi si stanno ancora intensificando nel quadro delle misure previste dalla legge italiana per il ricongiungimento dei nuclei familiari dei lavoratori stranieri e per la regolarizzazione delle presenze (legge n.189 del 30 luglio 2002 e legge n.222 del 9 ottobre 2002 ).

Alunni stranieri nelle scuole italiane

Vale la pena,prima di iniziare questa nota, osservare l'evoluzione nel tempo delle presenze degli alunni stranieri nelle scuole italiane,a partire dal primo censimento del 1983 fino ad oggi. In particolare sorprende il fatto che oggi,rispetto allo scorso anno scolastico ,gli alunni extracomunitari frequentanti le scuole italiane sono addirittura 50 mila in più,mentre superiori saranno le presenze per il corrente anno scolastico.. Diversamente da quanto avvenuto nei decenni passati in altri Paesi europei,in primis Germania,Francia e Svizzera,in Italia si è registrata un'evoluzione improvvisa e rilevante in poco più di dieci anni : nel 1993 gli alunni non italiani erano 37.478, cinque anni dopo, nel 1999, 119.679, nel 2004 sono diventati oltre 320 mila. Secondo le previsioni elaborate dal MIUR - il Ministero dell'Istruzione da qualche anno elabora una previsione di minima e di massima delle variazioni delle presenze degli alunni extracomunitari - per il 2010 è atteso un aumento di presenze che supererà le 5oo mila unità ( per la precisione 566 mila ) e porterà la percentuale degli stranieri al 6 % dell' intera popolazione scolastica italiana .Con tale percentuale l'Italia raggiungerà i livelli di presenza di alunni stranieri registrati in altri paesi dell'EU, come Belgio, Francia e Germania, con una serie di problemi culturali e scolastici già noti da diversi decenni negli altri paesi europei.

La situazione negli altri Stati europei

Come abbiamo constatato su tutto il territorio nazionale la media attuale degli alunni non italiani sul totale dei frequentanti le scuole si aggira sul 3,5%, valore inferiore a quello registrato negli altri Paesi europei che,come Germania e Svizzera, sin dagli anni '50 presentano percentuali elevate in confronto all' Italia di oggi: la Svizzera registra un 22,3 % di alunni stranieri, il Regno Unito il 14,3 %, la Germania il 9,8%, il Portogallo il 5,5%, la Francia il 5,1 %, la Spagna il 4,4 %, l'Italia l'attuale 3,5% già in aumento secondo i dati in elaborazione dal MIUR. Certamente gli attuali 350mila alunni stranieri, che aumenteranno ancora nei prossimi mesi, presenti nelle scuole italiane (4,2 %) non sono da trascurare, visto il rapido incremento registrato in pochi anni. Siamo però lontani dalla media "europea", considerate le percentuali registrate in Francia, (5%) nel Regno Unito (10%) e soprattutto in Svizzera. In quest'ultimo caso quel 22,3 % rappresenta una quota su cui soffermarsi.Si tratta di due realtà che possono far comprendere il mondo dell'emigrazione :in primo luogo la percentuale media calcolata rappresenta nella realtà scuole che registrano presenze di alunni stranieri vicine al 40-50 % con tutti i problemi che si possono prevedere (cfr. "Diversità nella comunione" - G.Graziano Tassello - Fondazione Migrantes e Cserpe di Basilea, 1896-2004).
In Italia, secondo le previsioni del Ministero ,nei prossimi anni l'incremento di presenze scolastiche continuerà ad aumentare in modo costante, per cui si potrà arrivare ad oltre mezzo milione di alunni stranieri, cifra tale da portare la percentuale sul totale della popolazione scolastica a circa il 7% . Tale quota condurrebbe l' Italia quasi al pari delle medie di alunni stranieri registrate nelle scuole degli altri Paesi europei e con una quota di crescita annua di quasi 50 mila alunni per anno. (Cfr. progetto "Managing University in Schools", per Roma, Parigi e Basilea dal MIUR). Da quanto sopra accennato, per l'attuale situazione dei bambini di origine straniera presenti nelle scuole italiane occorre tener presente tre aspetti importanti rilevati anche in altri paesi europei: la dispersione scolastica ,l' educazione interculturale,il bilinguismo.

Dispersione scolastica

Da diversi studi condotti in alcune regioni italiane emerge chiaramente che gli alunni non italiani incontrano difficoltä scolastiche di vario genere che nel complesso producono il fenomeno della dispersione in modo considerevole (abbandoni, ripetenze),segnatamente alla fine della scuola dell'obbligo nel passaggio alla scuola secondaria di 1° grado (oltre il 10% ), dove i ragazzi immigrati presentano un rendimento inferiore ai loro coetanei italiani. La situazione diviene piü complessa nelle scuole secondarie di 2° grado, dove la percentuale di studenti non italiani promossi nell'a.s. 2001-02 è del 77 % contro l' 85 % registrato per quelli italiani. Sono valori di dispesione notevoli, che vanno adeguatamente considerati da parte dei competenti organi dell'amministrazione scolastica. La Commissione di indagine sull'esclusione sociale nel "Rapporto sulle politiche contro la povertà" (15 dicembre 2003) di fronte a tale situazione richiede agli organi responsabili la conduzione di apposite indagini perché "l'appartenenza ad un'altra etnia non può essere in maniera semplicistica considerata l'ennesima causa del disagio scolastico ". Le esperienze scolastiche rilevate sulla dispersione in province con alta percentuale di alunni non italiani (Milano,Torino,Bergamo,Brescia) dimostrano le difficoltä di inserimento e di integrazione incontrate dagli studenti stranieri anche in quelle materie che non richiedono competenze approfondite in lingua italiana ( per esempio, musica, educazione tecnica, informatica, educazione fisica), non si riferiscono a problemi relativi a difficoltä di apprendimento cognitivo quanto a problemi relativi ai metodi d' insegnamento e di apprendimento utilizzati comunemente nelle scuole italiane. Molto spesso il metodo e lo stile di comunicazione dell'insegnante costituiscono i vari ostacoli all' apprendimento ed alla comprensione delle conoscenze e degli aspetti del sistema formativo italiano.Qui si pone necessaria la distinzione,con le relative conseguenze, dell'uso dell' italiano come L/2 sia per comunicare (ambito indicato da Cummins col termine Bics ) che per studiare le diverse discipline sviluppate nel curriculum della scuola ( ambito indicato da Cummins col termine Calp ).
Sul piano operativo occorre che i Dirigenti Scolastici e gli Organi Collegiali della scuola svolgano un'adeguata azione di monitoraggio sul fenomeno della dispersione tra gli alunni di origine straniera, azione che si deve avvalere della collaborazione degli enti locali, delle organizzazioni culturali e delle associazioni presenti nel territorio.
In questo contesto il Dirigente Scolastico può intraprendere iniziative di monitoraggio e specifici incontri di informazione / formazione - avvalendosi della collaborazione dei locali CTP - sulla situazione attuale delle frequenze e sul funzionamento della scuola in relazione alle esigenze di sviluppo e di documentazione degli esiti scolastici. Tutto ciò va attuato nella piena consapevolezza che un buon grado di informazione verso le famiglie italiane e/o straniere permette alla scuola di conoscere meglio certe situazioni (abbandoni, ripetenze) degli alunni e di andare oltre le semplici operazioni di iscrizione/accoglienza degli alunni.
E' auspicabile che nella scuola pubblica, con i nuovi ordinamenti e moduli didattici entrino tutti gli strumenti e le nuove tecnologie informatiche per trasformare l'informazione in un contenuto organizzativo.

Educazione interculturale

In questo contesto le istituzioni scolastiche italiane ,in particolare la scuola secondaria di 1° e 2° grado (meno complessa è la situazione nella scuola primaria ) si presentano poco preparate ad accogliere ed integrare le nuove "reclute " che ,soprattutto nel periodo iniziale la frequenza scolastica,hanno bisogno di un sostegno culturale e psicologico per inserirsi nel nuovo mondo culturale e nel nuovo sistema di comunicazione a scuola e nella società. A tale scopo indispensabili sono i mediatori culturali che gestiscomo e coordinano i flussi e i significati di comunicazione tra i bambini stranieri e i loro genitori e la scuola. Il numero di questi utili "Vermittler" deve essere adeguato nelle scuole, diversamente dall'attuale tendenza che lo sta gradualmente riducendo. Il che crea problemi di comprensione linguistica tra l'istituzione scolastica e le famiglie degli alunni stranieri che si sentono isolati dal resto della scuola e della comunità locale. Di solito tali problemi vengono" risolti "con la ripetenza di una classe,in media un anno a scuola in più,per quegli alunni che non conoscono adeguatamente la lingua italiana e non sono in grado di elaborare testi scritti secondo le richieste dei programmi di studio.

Il punto fondamentale è certamente la formazione dei docenti italiani in ambito linguistico ed interculturale, in modo ch'essi possano conoscere e meglio affrontare i problemi dell'educazione interculturale e dell'educazione linguistica per gli alunni stranieri,per i quali vanno poste in essere le metodologie dell'italiano come lingua seconda e non come lingua materna,come generalmente si fa nelle scuole. In questo settore interessante è l'iniziativa assunta in tre paesi europei (Belgio, Italia, Spagna) da parte della Commissione Europea con il Programma Socrates / Comenius "L'educazione interculturale: un cantiere d'Europa" nell'arco di tre anni ( 2001-2003).
Il programma ha promosso esperienze di educazione interculturale in ambito universitario ( per futuri insegnanti),coinvolgendo associazioni,centri interculturali,università italiane (Siena, Torino) ed europee ( Lovain la Neuve e Siviglia). La primaria conclusione del programma europeo si rivolge ai sistemi scolastici dei paesi europei nel raccomandare che l'educazione interculturale divenga parte della formazione iniziale degli insegnanti che hanno nelle loro classi sempre più alunni stranieri. In questo senso il MIUR e le Direzioni scolastiche regionali stanno assumendo iniziative di formazione interculturale per i docenti,dalla scuola dell'infanzia fino alla secondaria di 2° grado. Quindi la formazione / aggiornamento dei docenti è un'esigenza prioritaria come mostra chiaramente la "Indagine sulle attività di aggiornamento e di formazione in servizio in Toscana" di G.Macchia.
E' opportuno che le scuole italiane ,nella loro riconosciuta autonomia didattica e pedagogica, si attivino in tre fondamentali ambiti: insegnamento dell' italiano come lingua seconda,promozione dell'educazione interculturale con specifici progetti ed iniziative ,collaborazione con le strutture formative presenti nel territorio ( comune, uffici scuola, biblioteche, centri interculturali, associazioni ) che si interessano del mondo dell' immigrazione.

Bilinguismo

Nel quadro precedentemente tracciato assume rilievo pedagogico e sociale il tema del bilinguismo durante la frequenza scolastica, in particolare della scuola primaria,dove si pongono le basi dei due codici linguistici,la lingua d'origine e la lingua della scuola frequentata. Entrambe le lingue vanno curate e sostenute a scuola come a casa,presso la famiglia emigrata,superando stereotipi culturali e meccanismi di esclusione. Le due competenze linguistiche vanno inserite nei programmi che la scuola nella sua autonomia può attuare,in collaborazione con i mediatori culturali del Paese di provenienza degli alunni. Il bilinguismo degli alunni deve essere apprezzato nella scuola: è una grande risorsa per loro stessi e per gli altri. La scuola italiana può sviluppare un bilinguismo equilibrato,valorizzando lo sviluppo delle abilità delle due lingue durante le attività scolastiche ed extrascolastiche (progetti territoriali). La scuola del terzo millennio,con l'attuale processo di globalizzazione e l'accelerazione dei cambiamenti culturali e tecnologici , deve mettere l'apprendimento delle lingue al centro delle attività educative.
Ciò assume un importante significato nell'ambito del Piano d'Azione varato nel luglio 2003 dalla Commissione dell'Unione Europea che prevede il raggiungimento di un ambizioso obiettivo "lingua materna più due".

Si tratta di promuovere l'apprendimento delle lingue e la diversità linguistica ponendo l'accento sulla formazione linguistica del soggetto lungo tutto l'arco della vita (life-long learning) su un migliore insegnamento delle lingue e sulla creazione di un ambiente più favorevole al loro sviluppo.
Come hanno confermato anche le nostre ricerche ed esperienze linguistiche nelle scuole di altri paesi europei, l'insegnamento delle lingue dovrebbe cominciare in una fase precoce, proprio perchè possa dare buoni frutti ed avviare un efficace bilinguismo.
E' anche necessario che:

  1. i docenti dispongano di una formazione specifica ed aggiornata nel campo dell'insegnamento delle lingue ai bambini (e dell'italiano L2 agli alunni stranieri)
  2. le classi siano formate con un limitato numero di alunni, ai quali vengono offerte ore di insegnamento sufficienti per sviluppare un buon apprendimento delle lingue


L'esperienza acquisita nelle scuole di altri Paesi conferma il fatto che potenziare il bilinguismo aiuta i bambini ad aumentare la loro capacità di meglio orientarsi nella vita reale ed aumentare il livello di astrazione, di comunicazione e di comprensione delle persone nell'ambiente in cui vivono. Esperienze significative in questo campo sono state condotte per gli alunni figli di famiglie italiane emigrate in Germania ( per es. in Lànder come la Baviera, il Baden Wùrttemberg,Berlino), in Belgio, in Svizzera (per es. nei Cantoni di Zurigo, Basilea, Ginevra, Lucerna ). Da esse e da altre occorre cogliere gli elementi di somiglianza e di anticipazione culturale e linguistica che possono servire per comprendere e programmare interventi scolastici in favore dei bambini di origine straniera presenti nelle istituzioni scolastiche nazionali. Come abbiamo presentato ("Servizio Migranti" - serie Quaderni, 1999-2001) occorre tener presente quanto esperito nelle scuole di altri paesi. In questo contesto la Confederazione Elvetica sulla tematica del bilinguismo rappresenta un valido e permanente laboratorio di esperienze e di progettualità linguistiche che hanno valorizzato l'educazione bilingue e il plurilinguismo dei bambini e degli studenti svizzeri.
E' dunque necessario che anche in Italia, con questa crescente presenza di bambini stranieri delle nuove migrazioni, al pari di quanto è stato esperito per la stessa situazione in altri paesi europei,si proceda ad una mappatura delle iniziative di formazione bilingue ed interculturale finora condotte -dalla scuola dell'infanzia alla scuola secondaria di 1° grado - al fine di rilevare, coordinare e diffondere le esperienze più valide che possono costituire ,negli obiettivi e nei contenuti, proposte significative per le future attività dei docenti e delle scuole in favore dei figli dei nuovi emigrati.
Occorre ispirare l'azione educativa, ponendo in evidenza un messaggio fondamentale verso le famiglie delle nuove migrazioni: vedere l'altro, il diverso, con benevolenza, come persona umana, portatrice di valori e ricchezze, non come straniero. Solo così è possibile favorire una visione serena e positiva dei migranti e dei loro figli presenti in numero crescente nella società e nelle scuole italiane,stemperando atteggiamenti rigidi ed escludenti verso i medesimi.

Conclusione

Gli aspetti sinteticamente presentati in questa nota fanno comprendere che oggi la scuola italana si trova di fronte ad una svolta importante per rinnovarsi e favorire l'inserimento e l'integrazione degli alunni stranieri che la frequentano. Importante è domandarsi come la scuola italiana si pone di fronte a temi come il bilinguismo e l'integrazione,oppure come viene programmato dai docenti l'insegnamento/apprendimento dell'italiano come L/ 2,un aspetto non da sottovalutare in relazione alla formazione degli insegnanti. Senz'altro negli insegnanti e negli organi collegiali è cresciuta la consapevolezza di dover avviare adeguati cambiamenti nell' organizzazione scolastica e nella definizione degli obiettivi generali formativi e didattici che devono tener conto della continua crescita degli alunni stranieri in tutti i livelli scolastici. E' sicuramente questa la prima sfida al sistema scolastico italiano,alla sua struttura culturale e linguistica,al modo di fare cultura e scuola nella società italiana. Una seconda sfida si rivolge ai cambiamenti da portare negli organismi nazionali,regionali e provinciali per far si che migliorino le disponibilità e le risorse negli ambiti prima citati.. E' tutto il mondo della didattica che va rinnovato e che può portare -è questa la terza sfida- la scuola italiana ad individuare e sviluppare percorsi di educazione interculturale che conducano gli alunni alla conoscenza ed allo scambio tra culture,al rispetto delle lingue e delle tradizioni non indigeni,nel quadro di un corretto relativismo culturale.
Questa terza sfida,in concreto, si rivolge direttamente alla scuola con una consapevole constatazione: il vero problema non è l'inserimento dei bambini stranieri,ma è il cambiamento della scuola che li deve accogliere in modo adeguato ed efficace, pertinentizzando i loro bisogni educativi e relazionali.
La scuola, come sostenuto dalla recente indagine internazionale dell'OCSE-PISA (si veda anche il Dossier n.1/2005 "Le competenze per il futuro negli studenti quindicenni"), deve trasformarsi da sistema organizzato per l'insegnamento ad ambiente di apprendimento ,in grado di portare tutti gli studenti ad utilizzare i saperi di base. Così l'essere straniero non deve portare subito a percepire difficoltà e conflitti ,ma deve rappresentare un elemento di crescita e di innovazione del sistema scuola che deve saper offrire agli alunni non italiani pari opportunità di studi e di formazione della personalità nel rispetto delle differenze.
Certamente il fattore linguistico può costituire un insieme di difficoltà,ma non può essere un freno,come riconosce anche il XIV Rapporto Immigrazione 2004 curato dalla Caritas-Migrantes,dato che fattori più determinanti sembrano essere le specifiche misure d'organizzazione e d'accoglienza che le istituzioni scolastiche mettono in atto al momento dell'inserimento dell'alunno straniero.
In questo quadro organizzativo assume rilevanza l'attenzione che la scuola dà alla relazione con la famiglia immigrata e quindi ai momenti di contatto che possono favorire il processo di integrazione e il successo scolastico. In realtà,nelle esperienze sinora registrate,risulta che le istituzioni scolastiche italiane si sono abbastanza attrezzate per organizzare questi incontri anche perchè esistono certi limiti agli interventi (per attingere, per esempio, a certe risorse regionali e a progetti occorre che nelle scuole la percentuale degli alunni stranieri superi il 10% sul totale dei frequentanti) . Occorre in questo settore intervenire in modo continuativo e sistematico,evitando quei ritardi che possono porre le scuole e la loro organizzazione didattica in situazioni di incertezza che dirigenti scolastici e docenti ormai conoscono.
Infine da non trascurare è il fatto che la scuola per le famiglie immigrate è la prima istituzione italiana con la quale esse iniziano uno stabile rapporto quasi quotidiano foriero di indispensabili conoscenze e di buone relazioni tra i suoi operatori e i genitori degli alunni immigrati. Di ciò docenti ed operatori socio-culturali devono essere pienamente consapevoli,proprio per poter attuare nell'istruzione scolastica quell'incontro tra culture e valori che, in spirito di solidarietà ed accoglienza, porta al raggiungimento di una finalità superiore conosciuta nell'intenso e multiforme migrare di comunità e di culture diverse come convivialità delle differenze In tal modo la scuola italiana sarà aperta e disponibile alle esigenze delle diversità, dell'innovazione e dell' integrazione e potrà contribuire a realizzare concretamente quelle tre parole chiave presentate nel XIV Rapporto Immigrazione: programmare, accogliere, integrare.

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