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Italiano L/2
B - ITALIANO COME LINGUA SECONDA ( Introduzione
)
Dall' esperienza educativa della scuola di
Barbiana alla redazione delle note "Dieci tesi sull'educazione linguistica
democratica" e fino alle ricerche di Vedovelli M. - Giacalone Ramat A.
ed alle proposte del gruppo linguistico del GISCEL l'insegnamento /apprendimento della lingua italiana ha avuto molti
sviluppi e cambiamenti che hanno contribuito a formare in tutta la penisola
un modello di italiano popolare, più diffuso tra la popolazione ed i ceti
sociali. Si è anche ridotto cogli anni il forte contrasto tra dialetto
e lingua nazionale, nella scuola come nella società italiana.
La scuola ,che si è storicamente impegnata da molti decenni in un lungo
processo di italianizzazione di una popolazione quasi interamente dialettofona
, si trova ora ad affrontare la crescente presenza di alunni immigrati
con le loro esigenze e problemi di inserimento e di integrazione,che pongono
in grossa difficoltà gli insegnanti. Si pone ancora una volta la nuova
sfida dell'alloglossia e dell'eterogeneità alla scuola italiana. Sono
sostanzialmente anche e soprattutto problemi di comunicazione,dato che
i"nuovi "arrivati nella classe,linguisticamente e culturalmente disomogenea,devono
fare i conti con gli " italiani " che hanno un ricco repertorio linguistico
che si contrappone al processo di apprendimento e di acquisizione dell'italiano
come lingua seconda.
In diversi Paesi europei sono state attuate diverse modalità di inserimento
degli alunni stranieri ( inserimento diretto nelle classi locali, inserimento
con iniziale sostegno linguistico in L/2, inserimento programmato nel
quadro dell' insegnamento/ apprendimento dell' italiano L/2), sostenendo
molte iniziative per la formazione dei docenti e per l' insegnamento della
lingua seconda.
In Italia si è proceduto diversamente basandosi sul cosiddetto pluralismo
,sulle modalità dell' accoglienza e dell' educazione interculturale,come
risulta dalle ultime ricerche linguistiche e scolastiche che verranno
presentate. La nostra esperienza professionale nelle scuole di diversi
Paesi europei suggerisce la necessità che tra i docenti si chiariscano
le differenze tra lingua straniera, lingua seconda e lingua materna (motivazione,
input linguistico,attività della scuola, contesti culturali ) per organizzare
meglio le attività didattiche.
Occorre in concreto domandarsi c o m e insegnare una lingua seconda e
quale deve essere l' approccio,il metodo e le tecniche glottodidattiche
. I docenti devono anche domandarsi che cosa significa sapere una lingua,
sapere l' italiano (sapere fare lingua , sapere fare con la lingua, sapere
la lingua), dopo aver definito i due obiettivi principali: la competenza
comunicativa e la competenza metacomunicativa.
In riferimento alle teorie dell'apprendimento linguistico (comportamentista,
innatista, interazionista) è importante che il docente come il Dirigente
scolastico sappiano qual è il ruolo della nuova scuola,anche dopo la riforma,segnatamente
laddove ci sono molti alunni non italofoni e quindi laddove l' italiano
è lingua seconda. La scuola deve impegnarsi ad insegnare l' italiano come
L/2 per le due finalità già affrontate da Cummins
(Bics e Calp) nel suo Doppeltes Eisberg Modell :
- per comunicare, in quanto l'alunno non italofono si trova
inserito in una classe e deve poter gestire comunicazioni e rapporti
interpersonali ( comunicare bene)
- per studiare, in quanto l'alunno, utilizzando l'italiano come
L/2 nello studio delle varie discipline scolastiche, sviluppa le sue
abilità cognitive (capire bene).
Ponendo una giusta differenza tra italiano
L/2 e lingua materna dei bambini e ragazzi d'origine straniera, come mostrano
ampiamente le ricerche di M.Vedovelli et al.(cit. bibliografia), la scuola
deve essere in grado, come evidenzia anche Vygotsky, di proporre un buon
apprendimento della lingua seconda, non dimenticando la presenza e lo
sviluppo della lingua materna dei non italofoni. Si dovrà vedere come
stimolare l'apprendimento dell'italiano L/2 in classe, in relazione anche
ai piani di studio programmati dal Collegio dei Docenti ed alle risorse
disponibili nell'istituto. La scuola deve quindi favorire non tanto il
monolinguismo italiano, ma un bilinguismo che potremmo chiamare coordinato,
secondo i recenti studi linguistici. E' urgente pertanto investire adeguate
risorse nella formazione ed aggiornamento dei docenti di italiano L/2,
come hanno fatto per la loro lingua nazionale le istituzioni scolastiche
di altri Paesi europei con forte presenza di alunni stranieri.
Dopo questa nota introduttiva, si affrontano
i problemi lingustici nelle seguenti sezioni:
- Aggiungi un posto... in aula (apprendere
Italiano L/2)
- La Glottodidattica
- Repertori linguistici
- Lessico e Apprendimenti
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